Il ministero della giustizia riscontra INAG sulla questione dei diritti di certificato

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Nota sul diritto di certificato per gli Atti dell’amministratore Giudiziario

I diritti di copia e di certificato sono disciplinati dagli artt. 267 – 273 del T.U. spese di giustizia, il D.P.R.  30 maggio 2002 n. 115.

Il diritto di certificato – che si paga mediante l’applicazione di marche da bollo – oggi ammonta ad € 3,92. Esso è disciplinato dall’art. 273 T.U.S.G.

Vi sono divergenti letture nella prassi delle Cancellerie Penali e di Prevenzione di Tribunali Ordinari italiani di riscuotere il diritto di certificato dai professionisti amministratori giudiziari e custodi giudiziari all’atto del deposito di atti o relazioni quoad munus, e dell’apposizione di un timbro di ricevuta sulla copia destinata a provare l’effettività del deposito e la corretta ricezione da parte della Cancelleria.

I.N.A.G., con nota dell’8 settembre 2020, ha segnalato al Ministero della Giustizia, Dipartimento per gli Affari di Giustizia in Roma, differenziate applicazioni, a livello nazionale, sulla normativa del diritto di certificato, nei confronti degli amministratori giudiziari, chiedendo di assumere gli opportuni provvedimenti volti a standardizzare e uniformare le prassi, in materia, degli Uffici giudiziari in un quadro di coerente applicazione della normativa vigente (in allegato 1).

La segnalazione di I.N.A.G. è stata ricevuta dal Dicastero interessato e protocollata con riferimento DAG n. 139563.E del 9 settembre 2020.

Il Ministero della Giustizia Dipartimento per gli Affari di Giustizia, Direzione Generale degli Affari Interni, Ufficio I, Reparto I, Servizi relativi alla Giustizia Civile, ha risposto ad INAG con nota m-dg.DAG.06/10/2021.0200522.U  in data 5 ottobre 2021 a firma del magistrato dirigente generale dott. Giovanni Mimmo (allegato 2).

Nota avente oggetto: Servizi di cancelleria. Istituto Nazionale Amministratori Giudiziari (INAG) sulla richiesta di pagamento dei diritti di certificato ai fini della attestazione del depositato in istanze e relazioni degli amministratori giudiziari in materia penale. Esito monitoraggio. Indicazioni operative.

Con tale circolare il Ministero precisa ai Presidenti di Corte di Appello e, per conoscenza a questo Istituto richiedente, che all’esito della riferita interlocuzione con gli Uffici giudiziari di tutte le Corti di Appello sono emerse due differenti tipologie di approccio ai diritti di certificato:

  • l’esazione con riguardo …alla personalità dell’interesse del professionista che richieda la ricevuta che richieda la ricevuta del deposito sulla copia dell’atto depositato, che trattiene, poiché esulante dai compiti istituzionalmente ricevuti, ma finalizzata alla sola prova del corretto espletamento dell’incarico
  • la non debenza con riguardo alla diversa posizione dell’amministratore giudiziario, rispetto alle parti del processo, ex art. 273 T.U.S.G.

La circolare sviluppa – anche su profili controvertibili – le conseguenze operative e concrete delle due diverse letture.

Giusta la prima lettura, che giustificherebbe l’esazione del diritto di certificato, sussistono richieste di apposizione del timbro di ricezione dell’atto né strumentali, né immanenti alla pubblica funzione ricoperta dall’amministratore giudiziario, che in tali casi coltiva un interesse proprio ed esclusivo di sé medesimo. Tale prospettazione, non appare condivisibile alla stessa lettura della normativa specifica, di cui all’art. 37 codice antimafia, come qui si argomenta a seguire.

Mentre, nel quadro dell’alternativa lettura della non debenza del diritto di certificato, detto Dicastero osserva che … deve ritenersi che il rilascio del depositato su atti e documenti strettamente necessari all’esercizio della funzione delegata, sia non oneroso, proprio in ragione del vincolo “funzionale” dell’attività svolta. Pertanto, tutte le ipotesi riconducibili nell’ambito del munus conferito, non sconteranno i diritti in questione.

In merito ai contenuti di detta circolare si osserva quanto segue.

Nell’ambito dei procedimenti di prevenzione e penali, sono previsti i diritti di copia e di certificato, la cui disciplina, in via generale per tutte le giurisdizioni, è dettata dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, Testo unico sulle spese di giustizia. In particolare l’art. 40 del citato Testo unico demanda ad un apposito regolamento da emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della L. 23 agosto 1988 n. 400, anche con riferimento ai nuovi mezzi tecnologici, la disciplina del diritto di copia e di certificato, fissandone gli importi in base ai costi del servizio e di incasso dei diritti (regolamento che ad oggi, ottobre 2021, non risulta emanato).

Sulla base della normativa attuale, nei casi di sequestro di prevenzione o di sequestro penale preventivo volto alla confisca allargata, i compiti dell’amministratore giudiziario sono disegnati dagli artt. 36 e 37 D. Lgs. n. 159/2011 (Il tutto precisandosi che per il sequestro penale preventivo volto alla confisca allargata si fa riferimento agli artt. 104, 104 bis disp. att. c.p.p., all’art. 240 bis c.p. e all’art. 51 comma 3 bis c.p.p.).

Va, in ogni caso, tenuto presente che l’amministratore (e/o custode) giudiziario:

  • è pubblico ufficiale (ex art. 357 c.p.), non è parte del processo penale
  • ha rapporto di servizio con lo Stato per la durata dell’incarico ed è quindi soggetto alla giurisdizione della Corte dei Conti per responsabilità giuscontabile
  • è soggetto a responsabilità penale, civile, disciplinare (qualora iscritto ad Ordini professionali) in relazione alle modalità e risultati di svolgimento dell’incarico giudiziario.

Egli svolge una pubblica funzione nell’interesse dello Stato, in un procedimento di prevenzione o penale, nel cui ambito deve svolgere attività gestorie, cognitorie e ricognitorie nell’interesse e per i fini giurisdizionali di prevenzione o penali del Tribunale Ordinario o della Corte di Appello disponente.

Giusta gli articoli 37, commi 1 e 6 del D. Lgs. n. 159/2011 l’amministratore giudiziario tiene un registro su cui annota le operazioni relative alla sua amministrazione, conserva i documenti comprovanti le operazioni effettuate e riporta analiticamente le operazioni medesime nelle relazioni periodiche ex art. 36 del codice antimafia.

Quindi, oltre a compilare il registro delle operazioni, ovvero un elenco descrittivo delle attività, l’amministratore giudiziario deve conservare i documenti comprovanti le operazioni effettuate.

E in detti documenti, con ogni evidenza, rientrano anche le relazioni istanze e referti depositati in cancelleria che, per prova legale – quindi non per fini personali – rechino timbro di ricezione e firma del funzionario giudiziario o cancelliere incaricato.

Per cui non sembra che possa trovare ingresso un diverso inquadramento delle fattispecie in esame.

Non appaiono, poi, condivisibili le osservazioni della stessa circolare del Ministero quanto alla trasmissione di istanze e relazioni a mezzo di PEC, per cui non sarebbe necessaria la prova legale.

La necessità di quella prova legale, per taluni Uffici Giudiziari, sussiste sempre in quanto è dovuto il deposito del cartaceo in cancelleria. Ad esempio il Tribunale di Firenze, Ufficio Misure di Prevenzione nelle Linee Guida per la esecuzione del sequestro di prevenzione recanti la data 15 giugno 2020, a firma del Presidente di Sezione Raffaele d’Isa, scrive che Le Relazioni o Informative, Istanze e Note riservate sono depositate dall’amministratore giudiziario in cancelleria, salvo i casi previamente autorizzati di trasmissione esclusivamente da PEC alla PEC della Cancelleria. L’invio degli atti alla PEC della cancelleria è comunque opportuno, ma vale soltanto come copia di cortesia per il Giudice (e per evitare copie cartacee voluminose).

I Colleghi e soci di I.N.A.G., quindi, dovranno modulare la richiesta di non debenza del diritto di certificato alle Cancellerie sulla base dell’esercizio pubblicistico dell’incarico di amministratore giudiziario, in ragione del vincolo “funzionale” dell’attività svolta.

All. 1

All. 2

Nota su diritto di certificato per atti Amministratore Giudiziario